Al referendum i GD rispondono si!
Al referendum del 12 e 13 giugno i Giovani Democratici risponderanno (e invitano a rispondere) SÌ, per un’energia più pulita e sicura, SÌ, per un’acqua pubblica, bene comune e non prodotto esclusivo di qualche privato, i costi della quale diverrebbero per alcuni insostenibili, SÌ per una giustizia equa, dove la politica ne sia esclusa e dove chi la fa non goda di privilegi presi con la forza.
Manda una mail alla regione contro il nucleare!

I GD già avevano manifestato il 19 dicembre a Viadana, possibile sede di una centrale, contro il rientro del nucleare in Italia. Il presidente della regione Formigoni, che si è fatto eleggere a suon di no a questo tipo di energia, ora è stato preso da un repentino cambio di idea, che non sembra intenzionato a cambiare.
Gli Italiani si erano già espressi a riguardo nel 1987 con un referendum, e lo saranno, di nuovo, a giugno, nonostante il governo tenti di insabbiare e sminuire il tutto.
Per opporsi alla decisione del presidente della regione i GD della Lombardia hanno deciso di sommergere di email gli uffici della regione per ribadire l’invito a chi governa la regione di meditare e considerare con attenzione la prospettiva di sviluppo energetico che vogliamo per il nostro paese e per la nostra regione.
Gli INDIRIZZI mail sono:
roberto_formigoni@regione.lombardia.it,
marcello_raimondi@regione.lombardia.it,
andrea_gibelli@regione.lombardia.it,
giulio_decapitani@regione.lombardia.it,
romano_colozzi@regione.lombardia.it,
domenico_zambetti@regione.lombardia.it,
stefano_maullu@regione.lombardia.it,
massimo_buscemi@regione.lombardia.it,
giulio_boscagli@regione.lombardia.it,
raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it,
gianni_rossoni@regione.lombardia.it,
romano_la_russa@regione.lombardia.it,
luciano_bresciani@regione.lombardia.it,
carlo_maccari@regione.Lombardia.it,
alessandro_colucci@Regione.Lombardia.it,
monica_rizzi@regione.lombardia.it,
daniele_belotti@regione.lombardia.it,
l’ OGGETTO è: No Al Nucleare Si ad un piano di sviluppo energetico alternativo per il paese e la Lombardia.
Il TESTO è:
Egregissimo Presidente,
Dopo i tragici avvenimenti del Giappone e il passo indietro fatto da tutti i Paesi europei sul tema del nucleare, il governo italiano non ha voluto prendere, per l’ennesima volta, una posizione chiara su questo argomento.
LEI in data 18/3 ha dichiarato: “Io non mi tiro indietro. Voglio partecipare al dibattito sul piano per il ritorno del nucleare in Italia”, parlando poi della necessità liberarsi dalla dipendenza del petrolio e rimanere competitivi con nazioni come Francia e Germania.
Particolare questa Sua posizione, quando in piena campagna elettorale aveva affermato: “Ho parlato molto chiaramente affermando che la Lombardia ha raggiunto l’autosufficienza energetica. Non abbiamo quindi bisogno di centrali nucleari”.
La Sua incoerenza e le Sue bugie rivelano che il tanto caro al nostro governo “piano per il rilancio del nucleare” mostra delle contraddizioni per favorire la lobby del nucleare:
- la Germania ha già approvato un piano per la chiusura delle sue centrali nucleari entro il 2030 ma sta cercando di affrettare i tempi puntando sulle energie rinnovabili e sulla ricerca in questo settore
- Il nucleare è costoso (30 Miliardi di Euro per produrre tra 20 anni il 4% di energia), poco sicuro e non riduce la dipendenza dal petrolio: l’Italia non possiede Uranio e dovrebbe importarlo da altri Paesi, e produrrebbe solo energia elettrica, per cui non sostituirebbe per nulla affatto il petrolio. Inoltre non si è ancora data una risposta al problema delle scorie radioattive.
- La Lombardia è autosufficente e non ha bisogno del nucleare. La Francia, per garantire il funzionamento continuo delle sue centrali è costretta a vendere sottocosto la sua energia alle nazioni confinanti
Noi Giovani Democratici siamo contro l’energia nucleare e Le chiediamo che venga predisposto dal governo e dalla Regione Lombardia un piano per il rilancio delle energie rinnovabili in Italia, per garantire un futuro sicuro e sostenibile a tutti, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle comunità locali, che non possono barattare la loro sicurezza e la loro salute con incentivi economici che deriverebbero dall’installazione di una centrale nel loro territorio.
Conferenza serale: quale riforma per la giustizia?
VENERDI 25 MARZO ORE 21 presso il liceo “Majorana” di Desio.
serata aperta al pubblico con il DOTT. PIERCAMILLO DAVIGO sul tema: QUALE RIFORMA PER LA GIUSTIZIA ?
Il dr. Davigo è uno dei magistrati più noti in Italia. Entrato in Magistratura nel 1978, ha iniziato la sua carriera come Giudice presso il Tribunale di Vigevano. Dal 1981 è divenuto Sostituto Procuratore della Repubblica a Milano, dove si è occupato di reati finanziari, societari e contro la Pubblica Amministrazione. In questo contesto è stata la mente giuridica del cosiddetto pool di Mani Pulite, insieme ai colleghi Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio, Francesco Saverio Borrelli, Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Armando Spataro.
Successivamente è divenuto Consigliere della Corte d’Appello di Milano. Ora ricopre il ruolo di Giudice alla Corte Suprema di Cassazione. Sa unire con verve rigore giuridico e immediata leggibilità, critica incisiva e paradossi divertenti, denuncia lucida e combattiva della progressiva perdita della consapevolezza del bene pubblico nel nostro paese, alla luce dei tanti casi che emergono dalla cronaca politica, economica, sociale. “Io vengo – ricorda Davigo – da un piccolo paese ai confini con il Piemonte e quando ero un ragazzino sentivo i vecchi che avevano un curioso modo di dire. Nella vita, spiegavano, non bisogna portare livree, ma se qualcuno ha necessità di portarla, l’unica da indossare con orgoglio è la “giubba del re”. Questa espressione non era altro che il concetto sintetico del servizio di Stato”.
Qui l’evento su Facebook.
il PD risponde alle domande dell’ UdS
Il Partito Democratico risponde alle 10 domande fatte dall’Unione degli Studenti sui temi dell’istruzione e della scuola pubblica:
1) I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell’edilizia scolastica. Vi impegnate a votare in Parlamento l’adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?
Sí: il piano straordinario per l’edilizia scolastica è una delle “Dieci proposte per la scuola di domani”. In quel documento abbiamo reclamato risorse, snellimento delle procedure e soluzioni innovative dal punto di vista architettonico, edilizio ed energetico.
2) Il diritto allo studio nel nostro paese è inesistente. Da anni chiediamo una legge quadro che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni e adeguamenti finanziamenti alla Regioni per garantire a tutti gli studenti, come sancito dalla Costituzione, borse di studio, trasporti e servizi. Vi impegnate a promuovere in Parlamento questa legge
Sí, una tale legge è ingrediente irrinunciabile alla piena attuazione dell’autonomia scolastica e del Titolo V della Costituzione per quel che riguarda l’istruzione. La normativa in materia dovrebbe affrontare globalmente il “diritto alla conoscenza per tutti” al fine di garantire a ciascuno opportunità formative per tutto l’arco della vita.
3) Molti studenti sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage senza alcun diritto, tutela o garanzia di qualità di questo canale formativo. Vi impegnate a votare in Parlamento uno statuto dei diritti degli studenti in stage, per garantire che si tratti di un vero percorso di formazione e non di semplice manodopera gratuita per le imprese?
Sí, accompagnando lo statuto dei diritti ad interventi normativi e finanziari grazie ai quali esso non rimanga lettera morta, oppure ottenga l’effetto involontario di impedire l’alternanza fra scuola e lavoro. Abbiamo invece contrastato, con tutti gli strumenti parlamentari a disposizione, l’apprendistato selvaggio introdotto da questo governo e il relativo abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 a 15 anni.
4) Nel 2000 il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola pubblica. Vi impegnate ad abrogare questa legge, riconoscendone la deriva che ha avuto soprattutto negli ultimi anni?
No. Anzitutto va precisato che la legge 62/2000 (parità scolastica) non fu affatto approvata insieme da centrosinistra e centrodestra: nel 2000 il centrodestra votò compatto contro. La legge passò con i soli voti del centrosinistra, che la riteneva essenziale per mettere ordine nei finanziamenti alla scuola privata e per finanziare le scuole materne comunali. Infatti, anche se molti lo ignorano, le “scuole paritarie” o “scuole non statali” che la legge 62 integra nel sistema nazionale della pubblica istruzione non sono solo le “parificate”. Sono paritarie e ricevono finanziamenti da questa legge anche le scuole comunali e provinciali, che contribuiscono in modo decisivo al diritto dei bambini a frequentare scuola pubblica dell’infanzia. “Per questi motivi, nel 2000, votò a favore la quasi totalità dei parlamentari che sosteneva l’allora Governo di centrosinistra (oggi distribuiti fra PD, Idv, SeL e Comunisti Italiani)”.
Attualmente alle scuole paritarie sono stanziati ogni anno un po’ meno di 500 milioni, cioè circa un centesimo dei fondi destinati dal ministero alle scuole statali: una cifra che evidentemente non compensa i miliardi tagliati dalla Gelmini alla scuola statale. Non è la scuola paritaria che impoverisce quella statale, è il Governo che impoverisce tutta la scuola pubblica destinandone le risorse ad altri scopi. La contrapposizione fra paritarie e statali serve alla propaganda di Berlusconi, che poi taglia i fondi a tutte e due. E’ comunque vero che occorre un monitoraggio dell’applicazione della legge 62 soprattutto su due fronti: l’accreditamento e la valutazione delle scuole paritarie, e la garanzia di una scuola laica e pluralista di qualità su tutto il territorio nazionale.
5) L’autonomia scolastica, invece di produrre protagonismo, partecipazione e qualità della didattica, ha prodotto dirigismo e autoritarismo. Siete disposti a votare in Parlamento una Carta dell’autonomia per garantire reale partecipazione alla vita scolastica da parte degli studenti e delle studentesse?
Una carta dell’autonomia non ci pare sufficiente a risolvere i problemi di una autonomia colpevolmente lasciata a metà e colpita da un diluvio di norme centralistiche dalla Gelmini; i problemi si risolvono completando normativamente l’autonomia ma soprattutto dotandola di risorse e valutazione di rango europeo, il contrario di quanto fa questo governo.
6) Nel 2008 sono stati tagliati 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, circa il 6% del suo bilancio. Gli effetti di questi tagli sono devastanti: scuole chiuse il pomeriggio, mancanza di strumenti didattici, carenza anche degli accessori più banali come gessetti e carta igienica: siete disposti a tagliare le spese militari per finanziare una didattica di qualità?
Sì, senza venire meno al ruolo internazionale che compete al nostro Paese, come peraltro richiesto in una nostra mozione presentata alla Camera. Ma non dimentichiamo che la soluzione definitiva verrà da nuovi governanti capaci, quali sono stati Ciampi, Prodi e Padoa Schioppa, di far quadrare i conti anche in tempi difficili senza danneggiare la scuola. Il governo attuale ha massacrato la scuola e ha pure peggiorato i conti. I tagli alla scuola hanno invece finanziato operazioni sbagliate come il taglio dell’ICI ai ricchi, il salvataggio dell’Alitalia e le spese pazze di Bertolaso e della cricca.
7) Sono circa 700 mila gli studenti migranti nelle scuole pubbliche italiane. Siete disposti a votare un piano straordinario per garantire l’integrazione di questi studenti con programmi di scolarizzazione ad hoc?
Sí. Il tema della varietà delle lingue, delle culture e delle fedi è sempre più importante per la scuola italiana. E’ stata depositata una proposta di legge che istituisce un fondo per l’insegnamento della lingua italiana, per la formazione di docenti e dirigenti e per altre iniziative legate all’interculturalità nella scuola. “Integrazione” è un termine limitativo: una delle “Dieci proposte per la scuola di domani” parla di promozione della cittadinanza attiva in una società e in una scuola sempre più interculturale. Secondo noi la scuola può e deve dare un contributo decisivo alle grandi sfide culturali e globali del mondo di oggi.
8 ) L’Italia è il fanalino di coda in Europa per il tasso di dispersione scolastica: ha una media del 20% con picchi del 30% in regioni come Veneto e Calabria. Cosa fareste per limitare questo fenomeno?
Sul versante dei percorsi scolastici occorre una riforma capace di aggredire l’età critica della dispersione. Si dovranno rivedere, se necessario, durata e modalità didattiche. Si dovrà curare l’orientamento, prevedere per tutti l’alternanza scuola-lavoro, sottrarre istruzione e formazione professionale al destino di Cenerentola riportandole a livelli europei. Occorre però anche ricordare che la dispersione scolastica fotografa il contesto e che ad essa segue quasi sempre l’esclusione sociale, il degrado e, in alcune zone, il reclutamento nella malavita organizzata. Per questo, ben prima delle scuole medie, risultano essenziali al contrasto alla dispersione sia la scolarizzazione precoce, sia il potenziamento della scuola dell’infanzia e del tempo pieno nella scuola primaria, presente in percentuale irrisoria nel Sud: il contrario di quanto fatto negli ultimi anni dall’attuale governo nazionale.
9) A scuola l’unica religione che si insegna è la religione cattolica. Siete disposti a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?
All’epoca della revisione del Concordato, Scoppola ed altri proposero di sostituire l’insegnamento della religione cattolica con la storia delle religioni. La proposta non fu raccolta. Senza modificare gli accordi concordatari è invece possibile aggiungere un insegnamento di questo tipo, attento alle tradizioni religiose oggi presenti in Italia; è una proposta di legge che è stata promossa da alcuni deputati del PD. Tutto il PD ha piú volte reclamato, a gran voce, il finanziamento dell’ora alternativa alla religione, la cui assenza è un’offesa alle libertà religiose e calpesta il diritto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.
10) In questi mesi abbiamo riempito le piazze e le strade con manifestazione e cortei, siamo saliti sui monumenti, abbiamo occupato scuole e università, rivendicato un futuro di dignità, libero dalla schiavitù della precarietà e dall’obbligo dell’emigrazione. Che soluzioni proponete come alternativa alla fuga?
Un governo capace di rimettere in piedi l’economia del Paese e farlo risorgere dalle macerie morali, civili, sociali e culturali del berlusconismo al tramonto; di far ripartire l’economia scommettendo sul superamento delle disparità sociali e territoriali, sulla crescita e la migliore distribuzione della ricchezza non a spese dei saperi, ma grazie al loro rilancio. Il nostro governo di domani.
Per leggere anche le risposte degli altri partiti leggi l’articolo completo.
